Diario del Lavoro

Domenica 26 Aprile

 

PROSPETTIVE

PIETRO ICHINO

Giurista, giornalista, politico ed ex sindacalista

PER NON TORNARE AL PALEOLITICO

Se non c’è la possibilità di cooperare con gli altri, ed è quindi impossibile a ciascuno di mettere a frutto la propria specializzazione produttiva, per sopravvivere ciascuno di noi – dall’ingegnere aeronautico al muratore, dal filosofo allo spazzino –, per quanto ricco e colto, dovrebbe tornare alla condizione dei nostri antenati del paleolitico: cacciatore e raccoglitore di bacche e radici. L’intero enorme deposito di monete d’oro di Paperone vale meno di un bicchier d’acqua, se intorno non c’è un mondo dove sia possibile scambiare quelle monete con qualche cosa di utile prodotto da qualcun altro. Insomma, nessuno può essere ricco, e neppure soltanto cavarsela bene, da solo.

Leggi la riflessione completa sul sito www.pietroichino.it

PROSPETTIVE

LA COSTITUZIONE: Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

È attraverso il fare che emerge l’essere: il primo dei princìpi fondamentali enunciati dalla Costituzione non è astratto, ma molto concreto. È nella vita di ogni giorno che ciascuno di noi realizza sé stesso e costruisce il patto sociale.

Nella visione dei Costituenti una persona senza lavoro (inteso come ogni attività di costruzione del benessere materiale e spirituale) crea un danno sociale oltre che personale. Se un cittadino è inoccupato, non solo non può aspirare a una vita degna per sé, ma viene a mancare il suo contributo sociale, che arricchisce (materialmente e spiritualmente) gli altri cittadini.

Per questa ragione il lavoro è un diritto personale ma è anche un dovere sociale. Il lavoro è fondamento della Repubblica perché attua in concreto la partecipazione responsabile al bene comune.

Attenzione: non ogni attività può essere riconosciuta: la Costituzione prescrive che il lavoro debba concorrere al progresso spirituale o materiale della società. Un discorso analogo si può applicare all’iniziativa economica, che è libera, ma che «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale» (art. 41).

a cura di Filippo Pizzolato e Rocco Artifoni

L’IMMAGINE: “Il seminatore”

L’autore di questo capolavoro è Jean Francois Millet, pittore realista dell’Ottocento che ha illustrato il lavoro dei contadini nel villaggio francese di Barbizon. L’artista aveva abbandonato Parigi per ritirarsi a dipingere in un villaggio ai margini della foresta di Fantainebleau.

L’imponente figura del lavoratore è in movimento. Dalla sacca che cinge i suoi fianchi estrae il seme che va spargendo con ampio movimento del braccio destro. I suoi abiti sono consunti ma dignitosi. La campagna è investita dalle prime luci dell’alba. Nella parte alta, a fare da contrasto allo scuro della terra, c’è un’apertura luminosa che mostra un altro contadino che conduce i buoi per l’aratura. Il punto di vista di Millet, nella composizione del quadro, si esprime dal basso verso l’alto per valorizzare l’anatomia del protagonista e la statura morale del suo operato.

Questa icona è diventata un simbolo di lavoro faticoso ma pieno di dignità. Ha ispirato altre immagini e altri lavori di artisti famosi tra cui ricordiamo Vincent Van Gogh che ci ha lasciato una serie di disegni dopo aver osservato le stampe dell’opera di Millet. Il lavoro umile dei contadini di quel tempo ha una solennità che diventa emblema, in clima futuro di riscatto e lotta di classe, di forte segno di emancipazione.

a cura di Sem Galimberti

IL LIBRO: “Al posto tuo”

di Riccardo Staglianò
Giulio Einaudi Editore

Le macchine ormai corrono troppo forte e distruggono più posti di quanti riescano a creare. Più esse diventano a buon mercato, più gli esseri umani sembrano cari in confronto. Questo libro è un viaggio in un futuro che è già arrivato, a cui stiamo già pagando un prezzo cruento, ma dall’esito non inevitabile. A patto che ce ne rendiamo conto, prendendo delle radicali contromisure.

a cura di don Mario Signorelli

IL FILM: “Paul, Mick e gli altri”

di Ken Loach
Produzione: Regno Unito, Germania, Spagna
Anno: 2001
Durata: 96’

“Sembrava il treno anch’esso un mito di progresso lanciato sopra i continenti”. Sembrava. In nome del progresso, il mondo capitalista non può permettersi di attendere nessuno, e le privatizzazioni hanno spesso rappresentato carburante vitale per la sua corsa. Ken Loach, in uno dei suoi capolavori racconta (denuncia) la storia di Paul, Mick e dei loro tre compagni, che cercano di sopravvivere dopo che la British Rail ha venduto a una società privata.

Trailer: https://video.sky.it/cinema/trailer/
Streaming: https://it.chili.com/film/

IL DIARIO A PUNTATE: “Sulle rotte del lavoro dei migranti”

LA CANZONE: “La zappa il tridente il rastrello”