In questi giorni di lunghi silenzi proviamo a fare rumore, colorando il tempo con suoni diversi. Tre dischi che ci accompagnano in questo triduo pasquale, da poter ascoltare comodamente su Spotify.

OUT OF TIME
dei REM

Anno: 1991
Tracce: 11
Durata: 44:09

Out of time è un disco che ha segnato un’epoca: al tempo lo si chiamava “college rock” (oggi sarebbe l’indie). I R.E.M. furono uno dei nomi più eccellenti a fare il salto da una piccola etichetta ad una major; al primo disco con la Warner, “Green”, non successe molto, in termini di esposizione. Quel salto l’avrebbero compiuto con una canzone anomala come “Losing my religion”, divenuta pietra miliare nella storia della musica. E’ un album malinconico, orchestrato e complesso, letteralmente fuori dal tempo. Fu un successo planetario, l’esposizione sui media grazie ad un videoclip bellissimo quanto la canzone che metteva in scena, “Losing my religion”. Entrambi giocavano sull’ambiguità della parola “religione”. Si pensò a crisi di fede, ma era semplicemente il racconto di una crisi esistenziale. Un album e una band che segnarono con il tempo gli anni 90′ registrando un successo dopo l’altro.

CALIFORNICATION
dei Red Hot Chili Peppers

Anno: 1999
Tracce: 15
Durata: 56:17

Californication rappresenta il maggior successo commerciale dei Red Hot, con oltre 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo, è certamente uno degli album rock più importanti mai scritti, che segnò la rinascita della band. Nonostante il titolo sembri un gioco di parole tra “California” e fornication (“fornificazione”), l’album attraversa come un vascello le acque dell’introspezione e della spiritualità, raccogliendo così 15 brani intensi, iconici, che compongono 56 minuti di puro godimento auditivo. La copertina del disco, realizzata da Lawrence Azerradrappresenterebbe un sogno fatto da Frusciante (il chitarrista), molto legato al senso intimo contenuto nella traccia del brano omonimo del disco: nulla è al suo posto. L’acqua e il cielo si trovano l’uno al posto dell’altro. Leggendo attentamente il testo, la denuncia verso una società che spaccia informazioni false per vere appare chiara. Come anche la non verità estetica, riferendosi alla chirurgia plastica che rende i divi di Hollywood, e non solo, schiavi e pedine di un sistema malato dall’ interno. L’artwork di copertina è riuscita a sintetizzare l’essenza del disco in un semplice rovesciamento di ruoli tra acqua e cielo.

OK COMPUTER
dei Radiohead

Anno: 1997
Tracce: 11
Durata: 53:26

Quando nel 1997 esce Ok Computer i Radiohead sono considerati a pieno titolo una band Britpop. Ok Computer segna una svolta non da poco nella loro musica, non una cesura con il recente passato, ma un graduale avvicinamento a stili sonori totalmente diversi. Oltre al capolavoro Paranoid Android, introdotto da quattro piccoli bip, il brano che racchiude il significato più profondo dell’album è Subterranean Homesick Alien che nel titolo richiama un vecchio pezzo di Bob Dylan e con la sua dolce e malinconica melodia sviluppa il concetto di alienazione, predominante in tutto Ok Computer. Questo sarà l’ultimo disco dei Radiohead prima della svolta elettronica di Kid A / Amnesiac, un disco di canzoni venate da una malinconia di fondo quasi disarmante, leggero e duro, dolce e amaro allo stesso tempo.