Intervista a Umberto Galimberti
Generatività.it
24 marzo 2020

Prof. Galimberti, Lei si è occupato nei Suoi studi e nelle Sue pubblicazioni di approfondire i profondi mutamenti della condizione umana ed esistenziale nella civiltà contemporanea, dominata in maniera pervasiva e irreversibile dalla dimensione tecnologica. Non trova che si sia realizzata una sorta di rivoluzione copernicana per cui non la persona in quanto tale ma il contesto in cui vive è il centro dell’universo simbolico nel quale siamo immersi? Titolava una rivista scientifica americana: “Wanted people Renaissance”. Abbiamo davvero bisogno di nuovo umanesimo, di un nuovo Rinascimento?

Ne avremmo effettivamente bisogno ma non ne vedo le condizioni. Il Rinascimento è caratterizzato sostanzialmente dalla centralità dell’uomo (penso al ‘De dignitate hominis’ di Lorenzo Valla ma anche già all’arte greca che metteva il corpo dell’uomo al centro della scena) tuttavia oggi ciò non è più possibile in quanto nell’età tecnica l’uomo non è più ‘centro’, soggetto, perché è diventato ‘un funzionario di apparati tecnici’. Il modello di riferimento cui si cerca di renderlo adeguato è sostanzialmente ‘la macchina’, rispetto alla quale si presenta come qualcosa di imperfetto: si ammala, ha umori, le donne restano gravide, non è efficiente e funzionale come la macchina, laddove efficienza e funzionalità sono le categorie dominanti dell’età della tecnica.

Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento nelle mani dell’uomo: in realtà non è più cosi e questo è dovuto al fatto – ce lo insegna Hegel – che quando un fenomeno aumenta quantitativamente allora produce un cambiamento qualitativo del paesaggio.

Questo teorema Hegeliano era stato ripreso da Marx quando sosteneva che il denaro è un mezzo per la realizzazione di quegli scopi che sono la soddisfazione dei bisogni e la produzione dei beni.

Se però il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualunque bene, allora il denaro non è più un mezzo ma diventa il primo scopo rispetto al quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. Se questo discorso lo applichiamo alla tecnica – come condizione universale per realizzare qualsiasi scopo – allora gli scopi vengono subordinati al raggiungimento del massimo potenziale tecnico e allora la tecnica – e non l’uomo- diventa il massimo soggetto della storia.

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