di Guido Zovico
Generatività.it
25 marzo 2020

Oggi, più che mai, in questi giorni da reclusi sociali, ingabbiati nelle nostre case in difesa da un nemico impercettibile, sorgono spontanee alcune domande sulla “libertà”. Stiamo scoprendo, nella concretezza della vita quotidiana, alcuni aspetti che ci fanno comprendere che la libertà, individuale e collettiva, non è scontata.

Ciò che possediamo (o che crediamo di possedere) può essere messo in discussione in un battibaleno. A cominciare dalla salute, che con il Covid19 sta toccando nel vivo migliaia di famiglie costrette a consegnare a una struttura sanitaria i propri cari, senza sapere se potranno più rivederli, e ancor più, riabbracciarli. Poi, a seguire, molte altre certezze/libertà – economiche, sociali, lavorative – rischiano di essere frantumate. Financo la libertà di movimento, del poter uscire dalla propria abitazione, nel “confine diritto/dovere” cui talvolta, a stento, sappiamo riconoscerne la priorità.

In un lampo siamo stati proiettati dentro uno spazio/tempo che potremmo definire vuoto. Svuotato di certezze. Spesso riempito da paura, tenuta a bada dalla speranza o dalla fede.

Il tempo vuoto, però, non è un tempo fermo, perché attorno a noi accadono delle cose e perché possiamo (o siamo costretti) a pensare.

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