ECONOMIA

di Mario Monti
Corriere della Sera
20 marzo 2020

Sul Corriere del 13 marzo avevo avanzato l’idea di Buoni per la Salute Pubblica. Titoli a lungo termine (o al limite irredimibili) emessi dallo Stato italiano a tasso di interesse fisso, dovrebbero raccogliere, in Italia e all’estero, risparmio privato e fondi istituzionali per finanziare il potenziamento del sistema sanitario nazionale. Un sistema che uscirà dall’attuale crisi esausto, ma riconosciuto da tutti come una ricchezza del nostro Paese, nei suoi centri di eccellenza così come nel valore professionale e civile che ha ovunque dimostrato.

Il presidente del Consiglio Conte ha proposto che titoli simili vengano emessi (anche, immagino) a livello europeo, da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), per integrare l’intervento, prima esitante e poi massiccio, avviato dalla Bce per aiutare gli Stati dell’eurozona a fronteggiare le conseguenze finanziarie di questa terribile crisi sanitaria. Dovrebbe trattarsi di eurobond, nella fattispecie di «coronavirus bond», dato il loro scopo immediato. Guido Tabellini, sul Foglio di ieri, ha suggerito che questi eurobond dovrebbero essere irredimibili, avere un tasso molto basso ed essere acquistati dalla Bce.

Come è noto, la Germania e i Paesi del Nord sono sempre stati ostili agli eurobond, convinti che si tratti di un cavallo di Troia mediante il quale alcuni Paesi del Sud ad alto debito pubblico cercano, in nome dell’europeismo, di mettere una parte del loro debito sulle spalle dei frugali cittadini del Nord, invece di ridurre la spesa pubblica e magari tassare un po’ i maggiori patrimoni nei Paesi del Sud.

Ricordo che la cancelliera Merkel, quando in un’occasione importante dovette cedere alle pressioni esercitate dall’Italia con l’appoggio di Francia e Spagna, mi disse un po’ rabbuiata: «E va bene, questo (il via libera agli interventi di stabilizzazione della Bce) l’hai ottenuto; ma gli eurobond no, not in my lifetime!». Non le chiesi allora se si riferisse alla sua vita politica. Ebbene, oggi non escluderei che almeno i primi passi sulla strada degli eurobond la Cancelliera debba vederli, forse assecondarli, prima di lasciare la sua carica.

Perché? Per una questione di costi e benefici politici, agli occhi dei tedeschi e dei nordici. Il costo dell’acconsentire agli eurobond è minore che in passato, il beneficio è maggiore (o perlomeno, questi sono gli argomenti che userei se dovessi persuaderli).

Leggi l’articolo completo