SPORT

di Davide Cassani
La Gazzetta dello Sport
22 marzo 2020

È proprio vero che le cose che perdi sono quelle che ti mancano di più. Ieri non si è corsa la Sanremo e mi sembra di aver perso qualcosa che mi appartiene, da sempre. Per questo sono salito sulla mia bicicletta, a casa mia e mi sono fatto gli ultimi 57 km, su un rullo, ma mi bastava chiudere gli occhi e rivedevo tutto. Io, piccolo, davanti alla tv in bianco e nero, gioire per la vittoria del mio idolo, Felice Gimondi. Che bello vederlo vincere in maglia iridata. Che strana la mia prima Milano Sanremo, da corridore è ancora più affascinante anche se è stato un mezzo disastro. Ma sono arrivato. L’ho finita. Stanco e contento.

Si parte alle luci del alba in una milano dolce, tenera, silenziosa, con quel cielo di flanella, un po’ nebbioso ma che tende verso l’azzurro. I primi scatti, le prime fughe, l’aria leggermente frizzante, la speranza ancora intatta. Perché la Sanremo, con quel percorso lungo ma leggero, ingolosisce tutti. Nessuno si sente battuto.

Ora sono sulla Cipressa. Il rullo è diventato più duro, lo schermo mi dice che sono al 10%, sto faticando, sudando, ma mi basta richiudere per un attimo gli occhi e vedere scattare Marco Pantani. È il 1999, e anche se non è la sua corsa, ci prova. Il primo che prova a riprenderlo è Michele Bartoli ma non ci riesce. Ed il gruppo, prima del Poggio, lo riprende. Eccolo il Poggio. I campioni hanno atteso, 285 km, quasi 7 ore e solo su quei 3 km capiranno se potranno vincerla.

Ci riuscì Mario Cipollini, la vittoria della maturità, della saggezza, di un campione che ha saputo incassare anni di sconfitte per trovare la chiave del successo. ci riuscì dopo anni andati male. Bettini invece, l’anno dopo (2003) ottenne la vittoria della perseveranza, della tenacia. Ho visto poche volte un corridore scattare, andare in fuga, spendere tutto o quasi, essere ripreso e partire di nuovo all’attacco. È vero, era il suo modo di correre ma Paolino, quel giorno, si superò. Petacchi, toccò il cielo con un dito. Lui, ligure, il classico profeta che si ritrovò almeno per una volta, vincitore in patria. E Pozzato? con la faccia tosta di tutti i giovani che sanno di non avere nulla da perdere e che si lanciano nell’attacco impossibile. Attacco che, invece, risulterà vincente. E poi Nibali, la Consapevolezza di essere invitato alla grande corsa senza avere un posto in prima fila. Ma scatta sul Poggio e vince.

Finalmente la discesa, i tornanti, il mio viso madido di sudore ma felice perché queste due ore di pedalate dentro le mura di casa mia mi hanno permesso di rivivere la corsa dei miei sogni e mi hanno fatto capire quanto mi manca. La Milano a Sanremo tornerà, quest’anno, ne sono certo perché non possiamo stare senza una corsa che fa sognare e sperare tutti quanti. Sarà settembre, forse ottobre, non so esattamente quando ma io, noi, voi, tutti, la vogliamo vedere, la dobbiamo correre, pretendiamo seguirla perché la Sanremo è la corsa più bella del mondo. È quella che apre la stagione ciclistica, che annuncia la primavera, che richiama sulle strade migliaia di appassionati, tifosi, curiosi.

Il ciclismo mi ha insegnato tante cose, è uno sport di fatica, di sofferenza, uno sport che ti costringe ad allenarti mesi e mesi per andare forte pochi giorni. Quando cadi non pensi a cosa ti sei fatto, non stai steso a terra, no. Cerchi di rialzarti subito, riprendere la tua bicicletta e ripartire. Ora tutti quanti noi siamo sdraiati a terra. Non sappiamo ancora quando potremo rialzarci ma tra le tante piccole e grandi cose che vogliamo e possiamo fare c’è anche una corsa che da Milano porta a Sanremo. Ed io quella corsa la voglio rivedere. Anche quest’anno. Perché se così sarà vuol dire che anche questo maledetto virus sarà stato sconfitto.