di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi
Il Corriere della Sera
23 marzo 2020

Per secoli gli europei si sono combattuti in modi sempre più crudeli. Nel 1945 gran parte dell’Europa era una terra distrutta dai bombardamenti, e popolazioni intere uscivano da anni di sofferenze oggi inimmaginabili. Il progetto di un’unione europea nacque dal grido «Mai più guerre fra noi». Già nel 1951, con il trattato che istituì la «Comunità europea del carbone e dell’acciaio» (a quei tempi carbone e acciaio erano i motori dell’attività economica, in particolare dell’industria bellica, e la contesa per il loro controllo era stata uno dei fattori che avevano scatenato due guerre mondiali) si costruì una prima istituzione europea. Ad essa partecipavano Paesi, fra cui Francia, Italia, Germania, Belgio e Olanda, che fino a pochi anni prima si massacravano a vicenda. Via, via che si sviluppava, il processo di unione europea acquisì un altro obiettivo: dare una voce comune e quindi rafforzare il potere contrattuale di Paesi minuscoli rispetto a Usa e Unione Sovietica prima, Russia e Cina dopo, cioè dare rilevanza politica all’Europa.

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