Smaltito l'”effetto sorpresa” dei primi giorni di quarantena, iniziamo a riappropriarci degli spazi in cui viviamo, degli angoli, degli scaffali impolverati. Riscopriamo che la libreria non è soltanto uno sfondo bidimensionale, ma è zeppa di libri, ciascuno con un suo peso specifico. Perfino quel giradischi che faceva molto vintage riprende vita, e – incredibile! – funziona ancora. E, ancora più incredibile, suona divinamente!

Abituati come siamo alla musica liquida che tutto comprime (parole comprese), sbiadendo le canzoni, oggi facciamo un salto indietro. Navigando fra la polvere, in un tempo in cui gli arrangiamenti erano figli della complicità in sala di registrazione, e le parole pesavano come macigni – oggi pietre miliari.
Tre dischi, rigorosamente italiani, di cantautori resilienti. Per cuori e orecchie resistenti.

 

FAR FINTA DI ESSERE SANI
di Giorgio Gaber

Anno: 1973
Tracce: 21
Tipologia di album: doppio album di studio
Note: la batteria è suonata da Tullio de Piscopo

Doppio album tratto dall’omonima rappresentazione teatrale che, senza fretta, permette di entrare con anima e corpo nel mondo del Signor G. C’è di tutto, al centro sempre la condizione umana, ma nulla o quasi è regalato. La ballata triste (Un’emozione), la critica feroce alla borghesia (La comune), il divertissement (Lo shampoo), l’inno che solcherà le decadi a venire (La libertà). Ci sono Maria, la libertà, la rivoluzione, Il Vietnam la Cambogia, Maria: la realtà e L’uomo che perde i pezzi, chiappe sul divano comprese. Quando la puntina si stacca dal vinile e ritorna al suo posto, il titolo si è trasformato in domanda: in una società di matti, ne vale così tanto la pena?

– La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione

 

COSA SUCCEDE IN CITTÀ
di Vasco Rossi

Anno: 1985
Tracce: 9
Durata: 37:36
Note: la chitarra in Toffee è quella di Dodi Battaglia

Siamo esattamente a metà degli anni ottanta. È il primo album che Vasco incide da quando è stato arrestato e da quei famosi ventidue giorni di carcere. La violenza non è pervasiva come in precedenza, ma non siamo ancora pronti per quel pop introspettivo che farà da contraltare ai pezzi rock degli anni novanta. Cosa succede in città è un disco figlio di questa transizione. Le stanze della quotidianità sono affrescate a tinte uniformi, ma pur sempre alla maniera del rocker di Zocca, che all’acquerello preferisce le bombe di colore. Si va dal funky della title-track, alle soffice Toffee, alla caustica Ti taglio la gola, all’esplosione di vita di T’Immagini. Il tutto osservato da vicino e da lontano. Dalla finestra di camera nostra (e i passanti siamo ancora noi!).

– T’immagini / La faccia che farebbero / Se da domani davvero / Davvero tutti quanti smettessimo…

 

ANIME SALVE
di Fabrizio De André

Anno: 1996
Tracce: 9
Durata: 46:25
Note: Buona parte delle musiche del disco sono composte da Ivano Fossati

L’ultimo capitolo del libro. Quel libro intriso di vita vissuta, che ha accompagnato e cresciuto generazioni e generazioni, in camera, piazza o attorno ad un falò. Manuale di maieutica, mattone contro le vetrine, racconto esotico, cuscino su cui piangere. È l’ultimo capitolo del libro, l’ultimo Fabrizio De André, meravigliosamente accompagnato dal suo concittadino Ivano Fossati.

L’album si compone – nelle parole dell’autore – come un “discorso sulla libertà, un “elogio degli spiriti solitari” sviluppato attraverso una serie di ritratti. Si passa dinanzi ad un travestito, al popolo Rom, alla vendetta, alla solitudine fra le mura di casa. Qualcuno solitario per vocazione, qualcun altro poiché scarto. “Mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.”

Il brano conclusivo, Smisurata preghiera, è considerato il testamento spirituale del cantautore genovese. Epitome del disco che non lascia spazio a fraintendimenti, vede un De André guardiano del faro, alto sui naufragi, ma solo per accendere un grande riflettore laggiù, a squarciare la notte. Puntato dritto sulle minoranze dimenticate, sui presunti deboli, sui rifiuti umani rigettati dalla cultura dello scarto.

Il cerchio si è chiuso. Si è acceso un faro sulle prostitute ed i suicidi di Volume I, sui drogati di Tutti morimmo a stento, sugli sfigati di Non al denaro, non al cielo né all’amore. Sulle uniche gocce di umanità ancora degne di questo mare.

– Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione / E tra il vomi-
to dei respinti muove gli ultimi passi / P
er consegnare alla morte una goccia di splendore / Di umanità, di verità