In questi giorni, è stato più volte sottolineato dagli organi di stampa che, alla luce delle recenti disposizioni ministeriali per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus COVID-19, è necessario sospendere anche nei nostri territori tutte le iniziative messe in atto fino al prossimo 3 aprile. Devono essere annullati incontri, proposte pubbliche e, per chi non fosse riuscito ancora a svolgerle, le assemblee precongressuali.

Come sapete, abbiamo rinviato il Congresso Provinciale inizialmente previsto per sabato 7 e domenica 8 marzo. Non abbiamo fissato ancora la nuova data perché siamo in attesa dei prossimi sviluppi. È certo, in ogni caso, lo spostamento delle date del Congresso Regionale e del Congresso Nazionale.

Ciò che sta accadendo è qualcosa di assolutamente inedito. La solidarietà va anzitutto alla persone colpite, in particolare agli amici della Val Seriana e a quanti vivono situazioni di disagio e di difficoltà. Un ringraziamento doveroso va ai moltissimi operatori sanitari, medici e infermieri, che stanno vivendo con assoluta dedizione la straordinarietà, anche di impegno, di questa stagione. Dimostrano nei fatti l’assoluta qualità della sanità pubblica, fatta oggetto, negli anni precedenti, di denigrazione e tagli continui. Basti un dato fra i molti: nell’ultimo decennio tutti i governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale. Il finanziamento pubblico ha subito un taglio di 37 miliardi di euro – 25 miliardi nel 2010-2015 e 12 miliardi nel 2015-2019. La sanità pubblica è stata spesso considerata un peso, un elefante da alleggerire, destinatario di risorse inutili. A essere colpiti, anche nella nostra Provincia, sono stati ospedali, ambulatori, consultori.

Come ha ricordato Luigino Bruni, ospite poco tempo fa a Molte Fedi, “se non avessimo salvato qualche residuo del vecchio stato sociale, massacrato dagli amanti delle mani invisibili, saremmo già stati spazzati via da un’invisibile parassita”. Per questo, al termine di questo periodo, si imporrà una riflessione lucida su indirizzi e scelte di fondo delle politiche sanitarie e sociali del nostro Paese e sui costi di una ripresa che non sarà facile, spese inevitabili che, ce lo auguriamo di cuore, non finiscano di nuovo sulle spalle di chi fa più fatica.

Ma non solo. A bocce ferme, bisognerà ragionare sul virus della paura che si è inoculato dentro le nostre comunità e sui modi per contrastarlo. In un magnifico editoriale, Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, ha scritto che “Abbiamo cominciato a capire che la logica del muro, e dell’ognun per sé, è quanto di peggio si possa contrabbandare in un mondo in cui nessuno si ammala e si salva sovranamente da solo, dove nessuno nel proprio cantuccio – che si chiami Codogno o Vo’ o con qualche nome esotico – si può chiamare fuori e consolare. Perché è anche lì, anzi è proprio lì, su questa terra dell’uomo dove ogni periferia è ormai centro, che c’è il fuoco e magari s’accende un focolaio. Perché nessuno può stare alla finestra mentre si articola la sfida dell’umana fragilità. E poco importa, pur in realtà importando moltissimo, che questa eterna sfida riesploda a causa di virus o di ideologie odiose, di guerre o di un’ingiusta economia, di terremoti devastanti o di un clima in artificialmente accelerato cambiamento. Per quanto ci si creda assolti, ha saputo cantare De André, siamo per sempre coinvolti. E sebbene, qui e adesso, si stia parlando di un male sconosciuto, il coinvolgimento – o, se volete, la connessione, la reciproca dipendenza – è un bene che possiamo finalmente aver chiaro e che dobbiamo tener caro sino a tradurlo in fraternità in atto, in solidale con-cittadinanza in Italia e oltre. Unica seria e buona alternativa al muro, alla sua logica di esclusione e al suo inevitabile rovescio. Quel rovescio dove non è stato bello né comodo ritrovarsi, ma istruttivo e persino salutare. E Dio sa quanto ne abbiamo bisogno di salute, fisica e morale. Salute di mani e menti pulite, preservata o ritrovata non solo e non tanto a forza di disinfettante antivirale, ma di limpido disinfestante dei pensieri e dei gesti torbidi e ostili che ci hanno avvelenato la vita, sconvolto le consuetudini e persino leggi del vivere civile e stravolto la faccia ben prima del fiorire di posti di blocco lungo la pianura padana e di mascherine su troppi nasi e bocche. Finora, infatti, quelli da guardare con sospetto e da additare con fastidio erano sempre altri, palesemente diversi da noi. In genere scuri di pelle e poveri di tutto. Ora, lo stiamo scrivendo da giorni, scopriamo che “gli altri”, i diversi, siamo noi. Noi, fino a ieri quelli delle 186 nazioni aperte e persino spalancate davanti al nostro passaporto.”

Dunque ci è chiesto anzitutto un di più di fiducia. Come potremmo vivere, convivere e anche solo semplicemente sopravvivere nel nostro tempo e nel nostro mondo straordinariamente integrato e complesso se non scommettessimo sulla fiducia nel nostro prossimo? E in questo nuovo contesto dobbiamo imparare a muoverci, a reagire, a non soccombere alla paura, ma a trovare energie nuove per una reazione unitaria, perché se è vero che dobbiamo evitare di stringerci le mani, è invece necessario stringere le interazioni, le sinergie, le maglie della rete sociale. Ce la faremo insieme. Solo insieme.

Intanto, viviamo, nostro malgrado, questo tempo di sospensione, riserviamolo per buone letture (da lunedì sul nostro sito troverete una serie di articoli utili per la riflessione mentre su quello di Molte Fedi alcuni podcast di conferenze e relazioni), per fare spazio alla preghiera (a tal proposito abbiamo deciso di regalare migliaia di libretti del testo della Quaresima a numerose piccole parrocchie della nostra Diocesi). E chiediamo al Signore di proteggerci e di farci attraversare, da umani, questa prova.

Termino con la preghiera che il cardinale di Torino, Cesare Nosiglia, ha composto per il tempo che stiamo vivendo.

«Dio onnipotente ed eterno,
dal quale tutto l’universo riceve l’energia, l’esistenza e la vita,
noi veniamo a te per invocare la tua misericordia,
poiché oggi sperimentiamo ancora la fragilità della condizione umana
nell’esperienza di una nuova epidemia virale.
Noi crediamo che sei tu a guidare il corso della storia dell’uomo
e che il tuo amore può cambiare in meglio il nostro destino,
qualunque sia la nostra umana condizione.
Per questo, affidiamo a te gli ammalati e le loro famiglie:
per il mistero pasquale del tuo Figlio
dona salvezza e sollievo al loro corpo e al loro spirito.
Aiuta ciascun membro della società a svolgere il proprio compito,
rafforzando lo spirito di reciproca solidarietà.
Sostieni i medici e gli operatori sanitari,
gli educatori e gli operatori sociali nel compimento del loro servizio.
Tu che sei conforto nella fatica e sostegno nella debolezza,
per l’intercessione della beata Vergine Maria e di tutti i santi medici e guaritori,
allontana da noi ogni male.
Liberaci dall’epidemia che ci sta colpendo
affinché possiamo ritornare sereni alle nostre consuete occupazioni
e lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato.
In te noi confidiamo e a te innalziamo la nostra supplica,
per Cristo nostro Signore. Amen»

Lo chiediamo per ciascuno di noi.
Grazie di cuore per tutto quanto state facendo e per l’impegno a tenere alto lo sguardo, nonostante tutto.

Daniele Rocchetti
Presidente Acli Bergamo