Domenica 26 gennaio 2020 abbiamo fatto tappa ad Alba per il nostro Viaggio nella Memoria Civile. La Resistenza letteraria è stato il tema di questa giornata: ringraziamo la Fondazione Cesare Pavese e il Centro Studi Beppe Fenoglio.

Il racconto di un giovane

Approcciandosi al territorio delle Langhe in una domenica mattina invernale è impossibile rimanere indifferenti a un territorio che sembra dialogare col visitatore tramite la sottile foschia che si alza dai filari e i timidi raggi di sole pallido che filtrano attraverso di essa. E’ altresì impossibile pensare le Langhe senza l’immaginario elaborato dalla letteratura di Fenoglio e Pavese che le hanno rese, appunto, patrimonio dell’umanità nel senso proprio di “linguaggio universale”, paesaggio reale ma al tempo stesso parlante e comunicante. Nella prosa di Fenoglio, le colline si fanno personaggio e si intrecciano in maniera indissolubile con le vicende dei protagonisti dei suoi romanzi e pure nelle opere di Cesare Pavese la toponomastica dei luoghi dell’autore è onnipresente e si fonde con il quadro storico della Resistenza e della lotta di liberazione dal Nazifascismo.

Non è dunque una scelta banale, quella operata dalla Acli di Bergamo la scorsa domenica, di recarsi proprio sui luoghi di questi due grandissimi scrittori nell’ambito dell’iniziativa “Viaggio nella Memoria Civile 2020”.  Pur trattandosi di due autori profondamente diversi per estrazione sociale, scelte stilistiche, vicende biografiche e approccio all’esistenza, entrambi sono stati capaci di restituire con nitore e profonda bellezza, come solo la grande letteratura è in grado di fare, anche un momento tragico come è stata la guerra civile che ha segnato il nostro Paese dall’8 Settembre del ‘43 fino alla fine del conflitto mondiale. Definire la loro una sorta di “Resistenza letteraria” non è quindi un’esagerazione dal mio punto di vista in quanto entrambi gli autori sono stati capaci di combattere le ingerenze del regime fascista anche grazie ad un lavoro certosino sulla lingua Italiana in un processo di svecchiamento attraverso lo studio dell’inglese e la traduzione dei grandi romanzi d’oltreoceano che venivano ostracizzati, se non censurati, dalla dittatura.

In Fenoglio in particolare, ma anche per Pavese, l’epopea partigiana si fonde inestricabilmente con i luoghi che abbiamo visitato; i personaggi della loro produzione, spesso provenienti dal mondo contadino, si intrecciano con la Natura circostante affrontando i grandi temi del lavoro, della fatica e dello sfruttamento restituendogli grande dignità e rigore morale ma senza tacere anche episodi sanguinari e la violenza che quei tempi hanno certamente segnato. Quello che mi sento di dire è che questi grandi autori con il loro lavoro letterario sono un’ulteriore testimonianza del fatto che uno degli atti di civiltà più importanti che una società possa fare sia quello di fare i conti con la propria Storia senza omissioni e facili scappatoie, evitando in questo modo beceri atti di revisionismo in grado di rendere costantemente precaria la memoria della Storia italiana.

Fabio Testa