E’ il titolo di un articolo di padre Alex Zanotelli pubblicato recentemente sul Manifesto. L’occasione è stata il coraggioso discorso di papa Francesco a Hiroshima, la città giapponese su cui, il 6 agosto del 1945, venne sganciata la prima bomba atomica.

Papa Francesco e la tragedia della prima bomba atomica

In un solo istante, morirono ottantamila persone, altre sessantamila nei mesi seguenti. Papa Francesco, prima del suo intervento, ha ascoltato Yoshiko Kajimoto che nel 1945 aveva quattordici anni, faceva la terza media. Quando la mattina del 6 agosto è uscita dalle macerie, c’era buio, come se fosse sera. “Le persone camminavano fianco a fianco come fantasmi. I corpi erano così bruciati che non riuscivo a distinguere uomini e donne, i capelli dritti, i volti gonfi, le labbra pendenti, con entrambe le mani tese e con la pelle che penzolava. Nei giorni dopo, i cadaveri iniziarono a marcire e un fumo bianco avvolgeva tutto: Hiroshima era diventata un forno crematorio”.