In occasione del settantacinquesimo anniversario della battaglia della Malga Lunga, pagina indelebile nella ricca storia partigiana bergamasca, un gruppo di giovani ha ripercorso, sabato 16 novembre 2019, i sentieri che collegano Gandino alle montagne, alla scoperta dei luoghi che ospitarono la Resistenza nelle nostre valli. Partendo dal centro del paese, territorio tra i più ospitali all’epoca per gli antifascisti e gli ebrei in fuga, si incontrano salendo una serie di pannelli illustrativi che permettono al visitatore di rivivere quei mesi di fervente lotta. Camminare negli stessi luoghi della Resistenza è una vera e propria esperienza di “memoria attiva”. Il sentiero dopo varie tappe culmina al termine della Val Piana con il Museo della Resistenza Bergamasca, all’interno della struttura della Malga Lunga (1235 mt.). Lì dove il 17 novembre 1944 un manipolo di partigiani venne colto di sorpresa e catturato dai fascisti, dal 2012 è allestita una piccola ma ricca esposizione interattiva delle vicende che segnarono quei mesi di ribellione armata (gestita dall’ANPI, comitato provinciale di Bergamo).

Un’esperienza accompagnata in queste montagne, simbolo ed orgoglio dell’antifascismo bergamasco, ha permesso al nostro gruppo di giovani di prendere coscienza di quanto forte fosse l’impegno di questi uomini nel contrastare la violenza del regime. Una vita in clandestinità, spesso favorita dagli aiuti della popolazione locale, permise alla 53° Brigata Garibaldi di resistere mesi interi al riparo di queste baite sperdute sui monti sopra Gandino, fino al triste epilogo del sopracitato 17 novembre. Decine gli aneddoti da raccontare sui protagonisti di quegli anni, episodi di vita vera che meritano di essere raccontate e tramandate. Nel pomeriggio, invece, un’attività di approfondimento e confronto sul tema delle nuove destre oggi.

Vivere, conoscere e sapere per non dimenticare: questo è il monito che una esperienza simile regala alle nuove generazioni, un viaggio alla scoperta di una pagina di storia locale che è ancora viva nella memoria dei nostri nonni e che merita di ottenere la massima condivisione, perché stagioni di violenza come quella non si rivivano più in futuro.

Riccardo Poletti