Un’iniziativa nata 30 anni fa da alcune famiglie di Mozzo e Ponte San Pietro. Dalle valli orobiche al Trentino, passando per la Valtellina. Con un boom di partecipanti nel 2019.

Vivere una vacanza in campeggio attira molte persone e trascende distinzioni di età, genere e potenziale economico. Ce ne siamo chiesti la ragione e le radici.

Ci sono ragioni ambientaliste, etiche, estetiche e addirittura filosofiche. Esse coesistono tutte nel Campeggio di Carisolo/Pinzolo (TN) ogni anno ad agosto.
Organizzato in prima persona dal presidente del Circolo Acli di Mozzo Giovanni Facchinetti, capo storico e morale, con la collaborazione di numerosi amici vecchi e nuovi.
Non è presuntuoso affermare che questa esperienza fonda la propria fortuna sui quattro elementi fondamentali della vita: aria, acqua, terra, fuoco.
In un contesto naturale ancora integro è possibile infatti respirare aria pura, bagnarsi nelle rapide incontaminate del Sarca, attingere alla fonte ottima acqua da bere. La terra, cui vengono ancorate le tende, è una sicurezza vitale, il consumo di suolo è pari a zero.
Se il tempo è grato, si può godere del tepore mattutino del sole e, la sera, del fuoco aggregante del bivacco. Tutto conferma un salutare ritorno alle origini, un gradito recupero dell’essenziale.

Destinatari di questo singolare campeggio sono famiglie, tre generazioni di famiglie. Negli anni la presenza della prima generazione si è mantenuta pressoché costante ma è aumentato notevolmente il numero delle giovani famiglie e dei bambini come dimostrano i dati degli ultimi tre anni:

Nel 2017: 149 presenze di cui 74 under 21 e 18 bambini
Nel 2018 :152 presenze di cui 73 under 21 e 23 bambini
Nel 2019: 160 presenze di cui  77 under 21 e 25 bambini

Sicuramente una tendenza insolita per i tempi correnti, ma sicuramente molto incoraggiante per chi ha a cuore il futuro.

Perché questo avviene?
Perché il campeggio è un aiuto per tutti, un sostegno che rende più sereni e gioiosi.
Soprattutto è aiuto alle famiglie, alle giovani famiglie con i bambini piccoli. Giovani genitori si confrontano, si confortano, si rasserenano.
I bambini sono i veri destinatari del campeggio. Quattro condizioni sono loro garantite: l’affetto, la protezione, una vita salubre, le buone relazioni. Sono i presupposti di un futuro benessere e, nella preghiera della sera, non manchiamo di chiedere al Signore che a loro tali presupposti non vengano mai meno.
I requisiti logistici sono alla portata di tutti: una tenda personale da montare in un meraviglioso prato sulle rive del Sarca, all’imbocco della spettacolare Val di Genova a nord, con vista sul gruppo del Brenta a sud-est.

Come è nato tutto ciò?
Il Campeggio nasce circa 30 anni fa ad opera di alcune famiglie di Mozzo e di Ponte San Pietro che, per legami famigliari o d’amicizia, decidono di trascorrere vacanze salutari in modalità campeggio, più o meno libero, dapprima nelle nostre vallate orobiche poi alcuni anni in Valtellina. Da 25 anni il campeggio risiede invece a Carisolo (TN). Le presenze dei nostri pionieri, nei primi anni, si aggiravano attorno a poche decine di persone, poi divenute più numerose in Valtellina (dalle 30 alle 50 persone). Ma il botto si raggiunge a Carisolo con un crescendo fino a 160 presenze totali, ripartite sui 21 giorni di apertura, con una media, vedi quest’ultimo 2019, di 80/90 presenze al giorno.
Attualmente i veri protagonisti sono le giovani famiglie, per lo più figli e nipoti dei capostipiti, ma anche amici di amici. Chi si ferma due, chi tre giorni, chi una settimana, chi due, chi l’intero periodo di apertura. Nella massima libertà, “a porte sempre aperte”, come dice il capo, Giovanni Facchinetti. I bambini vi soggiornano alternativamente anche con un solo genitore se l’altro lavora, a volte con i nonni.
Nel campo vengono montate strutture comuni: una cucina, un tendone-sala da pranzo e una tenda esagonale per attività comuni (lettura, studio, gioco…) detta “la pagoda”.
Nel campo c’è un antico maso che alloggia i servizi igienici, le docce, il magazzeno, la dispensa e una perenne famiglia di ghiri.
Il sole del mattino inonda il prato e illumina la bellissima chiesetta di Santo Stefano con gli affreschi dei Baschenis, il tramonto colora d’oro la cima del Brenta.
Se piove, l’acqua è parzialmente benedetta. Il vento e la grandine lo sono molto meno.
Le giovani e feconde famiglie in costante aumento e i bambini garantiscono il futuro. Ma preziosa è la presenza dei nonni della vecchia generazione che non demordono, nonostante acciacchi vari e qualche segnale di lento declino, compensato dalla bellezza e dalla gratificazione che comporta ogni servizio fatto con il cuore.
Ognuno è se stesso, è difficile mascherarsi in questo contesto. Ciascuno porta il suo bagaglio di bellezza, di buona volontà, ma anche i suoi limiti e le sue stanchezze, senza contare che tutti, chi più chi meno, hanno sofferenze e croci. Ma il Campeggio migliora un po’ tutti, a volte non subito, a volte anche sì.
A fine agosto dispiace a tutti rimuovere il campo e le tende, tornare a casa, lasciare il prato chiazzato dalle impronte delle tende smontate.
Ma presto la natura riprende il sopravvento e tutto torna nuovo: nuovo cielo, nuova terra, nuova erba.. per la nuova estate che verrà.