FRANZ JÄGERSTÄTTER È L’UNICO DEL SUO PICCOLO PAESE, CHE IN NOME DEL PRIMATO DELLA COSCIENZA E, NONOSTANTE L’INCOMPRENSIONE DEI SUOI PAESANI, TUTTI CATTOLICI, A SOSTENERE DI NON POTER ESSERE A UN TEMPO CRISTIANO E NAZISTA

C’è voluto Terrence Malick, «uno dei pochi registi i cui flm non sono mai meno che capolavori» (Roger Ebert), per portare sullo schermo e far conoscere al grande pubblico la vita di Franz Jägerstätter, «il contadino che disse no a Hitler». Una vita nascosta è il titolo del flm – dalla durata di tre ore – presentato a Cannes e che sarà presto in distribuzione.

Nel marzo del 1938 i vescovi austriaci pubblicano una lettera che verrà letta in tutte le chiese nella quale oltre a lodare il nazionalsocialismo invitano i cattolici a votare a favore dell’annessione dell’Austria al Terzo Reich. Sarà un plebiscito: il 99,08% degli austriaci
si dichiara favorevole. Franz Jägerstätter è l’unico di Sankt Radegund, il piccolo paese dove abita, a votare no. Dopo l’annessione dell’Austria rifuta, benché padre di tre fglie, qualsiasi forma di collaborazione con il regime nazista, costi quel che costi. Lo fa in nome del primato della coscienza e della Bibbia che, insieme alla moglie Franziska, ha imparato a leggere e a meditare ogni giorno. Ed è in nome della fede che, nonostante l’incomprensione dei suoi paesani, tutti cattolici, sostiene apertamente di non poter essere contemporaneamente cristiano e nazista.

Trasferito in carcere, sarà processato e condannato a morte. Il 9 agosto 1943 viene decapitato sul patibolo. Il sacerdote Albert Jochmann, che lo accompagna, subito dopo l’esecuzione dichiara: «Oggi ho incontrato l’unico santo della mia vita». Sarà papa Benedetto XVI a volere la sua beatifcazione. Come dice la Petitio: «Franz Jägerstätter per la decisa condotta della sua vita e per il suo martirio è un profeta dalla visione lungimirante e profonda. È un esempio della fedeltà alle istanze della coscienza, un peroratore della causa della non violenza e della pace, un monito vivente di fronte a ideologie distruttive. Attraverso una coscienza formata e generosa pronunciò un “no” deciso all’idolatria del nazionalsocialismo. Come testimone delle Beatitudini evangeliche fornisce un volto alla Buona Novella dell’amore di Dio e del prossimo».