Questa lettera non vuole essere contro… contro qualcuno, contro le leggi, contro il mondo. Vuole essere invece a favore di… a favore del bene e di chi prova ogni giorno a costruire il bene. Certo, lo spunto da cui nasce la lettera non è il bene costruito, ma l’impedimento ad operare il bene. Avevo letto qualche anno fa un libro di Paolo Rumiz: “Il bene ostinato” e riprendo in un contesto diverso lo stesso titolo. Ostinatamente sento che bisogna operare il bene.

L’occasione di questa lettera è data da due episodi che mi sono capitati. Il primo: lavorando ogni giorno a fianco con ragazzi detti neet (Not in Education, Employment or Training – giovani esclusi o che non riescono a stare nelle strutture scolastiche, occupazionali o formative) mi sono reso conto che da noi vengono chiamati adolescenti invisibili. Non esistono! Non esistono a volte per la famiglia, per le strutture, per la scuola, per il mondo del lavoro. Sono ragazzi fuori da ogni circuito sociale, lavorativo, scolastico. Per non essere così drastico diciamo che difficilmente trovano una loro collocazione. Operare il bene con loro, costruire progetti di reinserimento per questi ragazzi è complicato. Nemmeno la buona volontà di chi aiuta con donazioni e offerte riconosce questi ragazzi. Non ci sono!!!! Ringrazio chi ogni giorno prova a lavorare per questi ragazzi!!!!
Il secondo episodio è ben più complesso e drammatico. Con alcuni amici abbiamo accompagnato a Brescia un giovane profugo per vedere se riuscivamo ad aprire la pratica per il ricorso in cassazione riguardo al suo permesso di soggiorno, dopo che ha ricevuto per due volte il diniego. Non sono esperto di legislazione e quindi non entro in merito alla questione. Quello che mi ha colpito è stata l’affermazione dell’avvocato a cui ci siamo affidati: “non ci sono strade per avere il permesso di soggiorno. E anche per chi accompagna, ospita, o aiuta chi è definito dalla legge clandestino rischia il reato di favoreggiamento della clandestinità.”

Di fronte a queste affermazioni sono rimasto come allibito. Ma come, mi sono detto, cerco di operare il bene e una legge me lo impedisce. Attenzione, il bene non è avere a tutti i costi il permesso di soggiorno, ma prendersi cura di chi si trova in difficoltà.
Torno a ripeterlo: non conosco tutte le leggi, le procedure, i metodi per arrivare ad ottenere un sostegno per un ragazzo in difficoltà, o per arrivare a sostenere un profugo. Ma ho scoperto una cosa che mi fa arrabbiare: la legge ha costruito un recinto di regole attorno al bene per impedire di operare il bene. Questo è assurdo!!! Questo mi fa arrabbiare!!!
La legge deve fare il contrario: deve favorire il bene per rendere umana la vita. Le procedure devono mettere in condizione chi opera a favore dei poveri di fare il bene, non di portarlo a dire :- Non posso fare più niente!-

Non ne faccio assolutamente una questione economica, ma di umanità, penso ad una legge che favorisca tutto quello che ha il gusto dell’umano.
Ero partito dal titolo del libro “Il bene ostinato” e ci ritorno. Non ci sarà niente che mi impedirà di operare un bene che sa di ostinazione. Il bene va perseguito in maniera ostinata, sempre. L’obbedienza non è più una virtù scriveva don Milani. Ebbene non riesco ad obbedire ad una legge che mi mette mille ostacoli per poter stare accanto al povero, ad un ragazzo, ad un malato, non è virtù obbedire così! Sono un sacerdote e amo la mia chiesa, questa chiesa di Bergamo, ma chiedo che questa chiesa possa avere il coraggio di gridare che il bene va perseguito in maniera ostinata, che possa gridare che bisogna togliere gli ostacoli che impediscono di operare il bene e di creare le condizioni per fare bene il bene. Chiedo che la chiesa faccia emergere come una narrazione, come buona notizia, tutto il bene che si compie dalle nostre parti. È il tempo non di tacere, ma di gridare il bene.

Scrive Roberto Mussapi su “Avvenire” di sabato 23 marzo’19 : “Oggi più che mai pare scomparso il senso dell’obbedienza: non a un dittatore, al denaro, agli istinti, quella è servitù. Obbedienza al prossimo e alle regole stabilite dal prossimo, e da noi stessi. Obbedienza al cuore.”
Credo che ostinatamente continuerò a obbedire al cuore che ostinatamente vuole operare il bene per rendere più umana la mia vita e la vita di chi incrocio sulle strade della mia città.