di Daniele Rocchetti per CREDERE

UNA PARABOLA DI CONVIVENZA A NEVÉ SHALOM, IL NOME IN EBRAICO, WAHAT AL-SALAM, IN ARABO, IL VILLAGGIO FONDATO DA PADRE BRUNO HUSSAR SU UNA COLLINA CHE DOMINA LA VALLE DI AYALON

 

Quando un giovane vuole diventare ufficiale nell’esercito del suo paese sceglie una delle numerose accademie o scuole di guerra e consacra alcuni anni della sua vita ad imparare l’arte di difendersi e di ammazzare. Questa è la guerra. Se qualcuno vuole dedicarsi a lavorare per la pace, non trova un’accademia né una scuola di pace, perché si pensa che la pace sia una cosa che abbiamo nel sangue, che va da sé. Non è vero: la pace è un’arte che non si improvvisa ma deve essere imparata».

A dirmi queste parole fu padre Bruno Hussar, il fondatore di Nevé Shalom / Wahat al-Salam, il villaggio che comprende ad oggi una sessantina di famiglie – a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv – formato da ebrei e arabi palestinesi (musulmani e cristiani), tutti cittadini di Israele. Una parabola di convivenza che dura oramai da più di quarant’anni. Il nome del villaggio deriva da un versetto del libro di Isaia (32,18): «Il mio popolo abiterà in un’oasi di pace” (Nevé Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo).

Un villaggio vero e proprio, che ospita una “Scuola per la pace”: un luogo dove i giovani ebrei e arabi imparano a cogliere la complessità del conflitto in corso e avviano percorsi di comprensione reciproca. A tutt’oggi più di 25.000 giovani, tra i 15 e i 18 anni, hanno partecipato ai corsi della “Scuola per la pace”. «A poco a poco arrivano, alla fine del percorso, a sentirsi così vicini che non è raro vedere ragazze, ebree e arabe, piangere quando devono separarsi. Diventano cioè capaci di fare quella pace ancora impossibile ai loro genitori».

Ora padre Bruno, morto l’8 febbraio del 1996, a 85 anni, è sepolto sulla collina che domina la valle di Ayalon, nella quale secondo il racconto biblico Giosuè fermò il sole durante una battaglia, e che fu, nel 1948, teatro di violenti scontri armati tra arabi ed ebrei. Ancora oggi vi si trova il Museo delle Forze armate israeliane. Proprio lì di fronte, sta il corpo del visionario, del profeta di un futuro diverso per ebrei e per palestinesi.