Ite, missa est di Daniele Rocchetti per CREDERE

Da 25 anni un bel gruppo di medici, un’ostetrica, uno psicologo e un’altra ventina di persone, tutti volontari, offrono aiuto e  assistenza medica di primo livello a quanti si presentano al loro sportello

Un ambulatorio nel cuore della mia città, a Bergamo, in via Borgo Palazzo, che da venticinque anni offre assistenza medica di primo livello alle persone non iscritte o non iscrivibili al Ssn, Servizio sanitario nazionale.  Un bel gruppo di medici, un’ostetrica, uno psicologo e una ventina di persone impegnate nell’accoglienza e nella segreteria dell’ambulatorio Oikos.  Donne e uomini – tutti volontari – che reputano la salute un diritto primario per tutti. A prescindere dal colore della pelle o dal documento che si ha, o non si ha, in tasca.In questi anni, hanno effettuato più di quarantamila visite su persone provenienti da più di 100 Paesi diversi. Ciascuno di loro con un nome, un volto, una storia.

Quando vado a trovarli, mi dicono che cresce il numero di italiani in difficoltà che si rivolgono all’ambulatorio Oikos. Che loro vedono un po’ come un porto: le persone arrivano, cercano aiuto e, quando stanno meglio, proseguono il loro percorso. Loro, semplicemente, fanno questo: offrono una chance a chi, con la salute, potrebbe perdere anche la speranza. E, in ogni caso, loro il loro “porto” non lo chiudono!

Dopo esserci salutati, mi viene da pensare che questi volontari sono un esempio, tra i molti, dei tessitori di bene di cui le nostre terre sono ricche. A  dispetto di quanti ripetono parole sguaiate o gridano slogan rozzi e violenti, dentro le nostre comunità operano, silenziosamente, donne e uomini che filano, con tenacia, trame sottili ma sempre resistenti di vita buona, di pratiche di umanità. Germogli che mostrano ai nostri occhi appesantiti che il sole non cessa di levarsi, che la bellezza resiste e che è più grande di ogni abbruttimento. Che non smettono di fare la loro parte.

Martin Luther King amava ripetere: «Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti».

Non dimentichiamolo, in tempi come questi.
Illustrazione di Emanuele Fucecchi