di Gad Lerner per NIGRIZIA

L’oltraggiosa elezione a presidente della Commissione diritti umani di una senatrice leghista nota solo per la grevità del suo vocabolario xenofobo, al pari di uno sfregio compiuto in sovrappiù – guai ai vinti! – suggella l’annata nera 2018, la rivincita dei cattivi che si compiacciono di esibirsi come tali in nome del popolo italiano.

Giunge dopo avvenimenti ben più gravi, come la criminalizzazione delle buone pratiche del soccorso in mare e dell’accoglienza diffusa, intanto che la violenza verbale minacciata nei proclami dei vincitori si traduce in atti di governo (decreto sicurezza) e tracima nei sempre più frequenti episodi di violenza fisica ai danni di persone colpevoli solo di essere stranieri, o italiani di colore, o rom.

La classe politica del centrosinistra residuo, uscita sconfitta dalle elezioni, pare come ammutolita da questa rottura degli argini di civiltà che sconcerta gli osservatori internazionali. La sottovaluta, quasi che denunciarne la portata corrispondesse a un atto di slealtà nei confronti degli interessi del paese. I gruppi dirigenti che, per assecondare il senso comune reazionario dilagante, avevano scelto opportunisticamente di derogare dai valori universali di una politica umanitaria, oggi ne pagano lo scotto. Confermandoci nell’impressione che non vi siano scorciatoie, e la ricostruzione di un pensiero e di una leadership alternativa al salvinismo richiederà tempi lunghi oltre che un ricambio generazionale.

Per questo non riesco ad appassionarmi alle vicende congressuali del Partito democratico e alle diatribe residuali in cui si è frantumata l’infelice esperienza di Liberi e Uguali. La diagnosi più corretta mi sembra quella fornita dal sociologo Aldo Bonomi nel libro che ha scritto con il bravo assessore alle Politiche sociali del comune di Milano, Pierfrancesco Majorino (Nel labirinto delle paure, Bollati Boringhieri): «Oggi siamo alla ricerca di un nuovo intelletto collettivo sociale, adeguato alla nostra epoca… occorre ripartire dalle tante comunità concrete resilienti e altre rispetto all’ideologia dell’adattivismo e allo storytelling del rancore. Occorre cercare oasi che rimandano all’attraversamento del deserto». Può sembrare una formulazione astrusa, ma in pratica significa far tesoro di esperienze di base virtuose (come la reazione organizzata di genitori, insegnanti e cittadini di Lodi all’ordinanza discriminatoria sull’erogazione di agevolazioni sociali per i non abbienti in materia di mense scolastiche), per consolidare luoghi di resistenza, appunto oasi.

Non mi avventurerò nella poco decifrabile vicenda delle candidature per la segreteria del Pd, se non per rilevare che la scelta di un esponente la cui carriera politica si contraddistingue per la priorità assegnata al tema della sicurezza, si configurerebbe come l’ennesimo episodio di subalternità culturale. In un paese che ha visto raddoppiare in 10 anni il numero dei suoi poveri, e soffre il crollo della remunerazione e delle tutele del lavoro, la questione dell’ordine pubblico è una falsa emergenza che andrebbe denunciata per quello che è: uno specchietto per allodole.

 

 

[ Lodi. Il caso delle mense di Lodi è scoppiato a settembre. In base al nuovo regolamento comunale che disciplina l’accesso agevolato alle prestazioni sociali, il Comune aveva chiesto ai soli cittadini non comunitari di certificare lo stato patrimoniale nel paese di origine (documento difficile da ottenere), per potere accedere alle tariffe agevolate dei servizi (mensa scolastica, scuola bus, pre e post scuola, asili nido). Molte famiglie straniere, non riuscendo a produrre la certificazione richiesta, sono state escluse dall’accesso agevolato e sono state costrette a rinunciare ai servizi. Una straordinaria iniziativa di solidarietà ha consentito di raccogliere i fondi necessari per garantire l’accesso alla mensa scolastica dei bambini esclusi fino a fine anno, ma il Coordinamento Uguali Doveri sottolinea come si sia trattato di un’iniziativa promossa per tamponare un’emergenza. L’obiettivo resta la cancellazione della norma discriminatoria contenuta nel regolamento comunale. ]