Per capire la disobbedienza civile di Mimmo Lucano rileggete Hannah Arendt

 

Il 4 dicembre 1975 moriva una delle più grandi pensatrici del Novecento. Tedesca, famiglia ebraica, studi nelle università tedesche, la ricordiamo con un vocabolario della disobbedienza civile composto da sue citazioni. Uno sguardo al passato che racconta il presente. Come quello del sindaco di Riace

 

Il potere, il totalitarismo, il bene e il male, la condizione umana. Sono alcuni dei temi che Hannah Arendt, morta il 4 dicembre 1975 a 69 anni, ha studiato e analizzato. È una delle più grandi pensatrici del Novecento e ha cambiato alcune delle categorie morali del nostro tempo. Grazie anche a ‘La banalità del male’, uscito nel 1963, dopo gli articoli del New Yorker in cui lei raccontava il processo ad Eichmann, ufficiale nazista e ideologo dello sterminio degli ebrei.

Una riflessione sul male, fondamentale e molto discussa perché  secondo Hannah Arendt il male può non essere radicale ma ‘obbediente’, se si agisce in conformità alla ‘virtù dell’obbedienza’, cioè senza farsi domande. Per questo negli anni successivi Hannah Arendt – tedesca, famiglia ebraica, studi nelle università tedesche, dialogando con i più grandi filosofi dell’epoca da Heidegger a Jaspers, emigrata poi negli Stati Uniti nel 1940 – sceglie di insistere sul valore della “disobbedienza civile”. E qui compiliamo un piccolo vocabolario, liberamente tratto dalle sue opere, sul tema.

• I cittadini disobbedienti

“La disobbedienza civile insorge quando un numero significativo di cittadini si convince che i canali consueti del cambiamento non funzionano più, che non viene più dato ascolto né seguito alle loro rimostranze o che, al contrario, il governo sta cambiando ed è indirizzato o ormai avviato verso una condotta dubbia in termini di costituzionalità e legalità. Gli esempi sono numerosi: si pensi ai sette anni di guerra mai dichiarata al Vietnam, alla crescente influenza dei servizi segreti sugli affari pubblici, alle esplicite o sottilmente velate minacce alle libertà garantite dal Primo emendamento, ai tentativi di privare il Senato dei suoi poteri costituzionali…”

• Obiezione di coscienza

“Dobbiamo distinguere tra obiezione di coscienza e disobbedienza civile. Quest’ultima è praticata da minoranze organizzate, unite da un convincimento condiviso più che da una comunanza di interessi, e dalla scelta di protestare contro una politica governativa, anche qualora essa goda dell’appoggio della maggioranza; la loro azione concertata è frutto di un accordo condiviso ed è tale accordo a dare credito e forza alla loro idea, indipendentemente da come si sia formata…Gli argomenti che si invocano a sostegno della coscienza individuale o dell’azione individuale – l’obbligo morale e l’appello a una «legge superiore», sia essa laica o trascendente – non si applicano alla disobbedienza civile; sarebbe non solo «difficile» ma addirittura impossibile «evitare che essa si tramuti in una filosofia della soggettività […], profondamente ed esclusivamente personale, tale da indurre qualunque individuo, per un motivo qualsiasi, a disobbedire»”.

 

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