The Economist, Regno Unito – Traduzione di Federico Ferrone per Internazionale
4 dicembre 2018 10.15

 

“Non stiamo bloccando il traffico, semplicemente lo filtriamo”, spiega Loup, un ex assistente scolastico di 64 anni, con entrambe le mani in tasca e un orecchino d’argento su entrambe le orecchie. Con indosso uno dei gilet gialli che dà il nome al movimento, Loup e decine di altre persone hanno messo in piedi una protesta in una rotonda alla periferia di Evreux, nella Normandia meridionale. Sul terreno fangoso, delle cassette di legno sono state incendiate, mentre alcune pile di croissant sono accatastate su un tavolo da campeggio. I manifestanti hanno bloccato una corsia della strada, e gli automobilisti che passano di lì suonano i clacson non per la rabbia ma in segno di sostegno.

Due settimane fa i gilet gialli sono emersi dal nulla, grazie a Facebook, e hanno bloccato le strade di tutta la Francia. La rabbia scaturita per l’aumento delle tasse sul gasolio si è allargata fino a diventare una protesta contro il presidente Emmanuel Macron. “Alla fine del mese, semplicemente non posso permettermi di riempire il serbatoio”, spiega Sandra, un altro gilet giallo e madre single di due bambini piccoli, che lavora in un negozio di ottica e guida per venti chilometri ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro. “Non siamo ricchi, ma non siamo poveri. È un attacco alle classi medie che lavorano”.

Il governo sostiene che l’aumento di 7,6 centesimi di euro al litro di diesel fa parte di un piano per riallineare le tasse sui carburanti e sul petrolio, e per diminuire l’inquinamento dovuto agli scarichi dei veicoli. Un ulteriore aumento di 6,5 centesimi è previsto per il gennaio 2019. “Preferisco tassare il carburante che il lavoro”, ha dichiarato Macron. “Le persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi sono le stesse che chiedono un’azione contro l’inquinamento dell’aria perché i loro figli si ammalano”.

La mancanza di una guida formale rende i gilet gialli imprevedibili e difficili da gestire

Nelle grandi città francesi i pendolari sono ben serviti da metropolitane, programmi di biciclette in condivisione e autisti Uber, e le tasse ecologiche sono viste come un elemento virtuoso. Ma in luoghi come le campagne della Normandia, le persone che guadagnano meno non credono alle argomentazioni ambientaliste dell’esecutivo. Ricordano come i precedenti governi avessero incoraggiato l’uso del diesel e oggi pensano che l’aumento delle tasse sia una punizione nei confronti delle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, e la prova del disprezzo del presidente. “Il signor Macron è arrogante e ha poco rispetto per la gente”, sostiene Loup.

Il primo giorno di proteste, il 17 novembre, sono scese a manifestare in tutto il paese circa 280mila persone che indossavano i gilet gialli. Una settimana dopo erano circa la metà. Ma una manifestazione a Parigi è degenerata quando alcune vetrine sono state distrutte sugli Champs-Elysées ed è stato dato fuoco ad alcune barricate. La polizia antisommossa ha disperso i manifestanti con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Sandra si è recata a Parigi da Evreux per partecipare a questa manifestazione e dà la colpa delle violenze agli infiltrati. Per lei l’obiettivo della rivolta è addirittura spingere alle dimissioni Macron.

Toni più dimessi

La Francia è abituata a manifestazioni pirotecniche e all’uso dell’immaginario rivoluzionario: a una rotonda nel sud del paese i gilet gialli hanno portato una ghigliottina e un manichino di Macron. “Il giorno in cui il popolo ha preso d’assalto la Bastiglia non era chiaro quale fosse l’obiettivo”, ha dichiarato alla radio un deputato d’estrema sinistra. Ma la mancanza di una guida formale rende i gilet gialli imprevedibili e difficili da gestire.

Quanto potranno durare dipende in parte dalla loro capacità a sopravvivere a un tentativo di trasformazione in un movimento più organizzato. Rivalità interne e obiettivi contrastanti potrebbero spaccare il movimento, e il sostegno pubblico potrebbe diminuire se il movimento si radicalizzasse. Questa settimana una delegazione ha incontrato il ministro dell’ambiente, François de Rugy. Ma la legittimità dei portavoce che stanno emergendo non è chiara.

Macron ha cercato di stemperare la rabbia adottando, questa settimana, dei toni più dimessi. “Avete detto basta. Vi ho sentito. E quindi cambieremo il nostro metodo”. Invece di dare lezioni ai francesi sulle virtù di una politica ecologica, ha promesso di consultarsi con loro. Anche se ha affermato che manterrà in vigore le tasse sui carburanti, ha promesso di ripensare il loro aumento se i prezzi mondiali dell’energia aumentassero. Un sondaggio improvvisato suggerisce tuttavia che il 66 per cento della popolazione continua a sostenere i gilet gialli, una cifra rimasta stabile nel corso delle proteste.

Nel centro di Evreux, un altro gruppo di gilet gialli sta bloccando l’accesso alla prefettura e agli edifici amministrativi dipartimentali. Tre poliziotti sono in piedi sugli scalini che separano i manifestanti dalla porta di vetro. I numeri sono esigui ma l’esasperazione è palpabile. “La Francia ha una piramide sociale, e al suo vertice siede Macron”, spiega un manifestante, che lavora in un parco giochi. “Vogliamo che venga a sentire che odore c’è qui in basso”.