Nel sesto e ultimo incontro del percorso formativo sul modello economico abbiamo ospitato Leonardo Becchetti, economista di fama nazionale e promotore, insieme ad altri, del modello economia civile.

Becchetti ha esordito presentando il nostro modello economico come un’auto con due ruote sgonfie su quattro; occorre quindi darsi un metodo che preveda innanzitutto la comprensione del contesto in cui viviamo per poter arrivare all’elaborazione di una vision.

La globalizzazione ha prodotto una rivoluzione tecnologica che ha generato una cattiva distribuzione del reddito. Le nostre società sono “esplosive” perché un terzo della popolazione è colta e integrata, mentre i ceti medio bassi (gli altri due terzi) scendono a livello economico. Lo sviluppo della globalizzazione segue il grafico “ad elefante” di Milanovic che spiega il successo del populismo. L’Italia, oltretutto, è il paese che in Europa ha il tasso di percezione più alto sulla presenza dei migranti, e dopo le elezioni del 4 marzo è avvenuta una sorta di “rivolta” contro le competenze. Un fenomeno che mescola ricchezza digitale, capacità di mobilitazione sui social, rabbia sociale, scarsa capacità di assorbimento della conoscenza. In Italia funziona meglio la politica locale, molto meno quella nazionale. Il difetto principale del popolo italiano è la ricerca continua di un leader.

Occorre una mobilitazione popolare che sovverta le grandi disuguaglianze. Negli ultimi 20 anni è stato prodotto il 25% dei beni in relazione alla storia umana. Occorre valorizzare l’economia circolare, che trasforma il rifiuto in risorsa. La logica del continuo consumo non produce felicità, ma, anzi, gente infelice. La risposta finale alla ricerca di senso è la generatività: desiderare, far nascere, accompagnare, lasciare andare. Il segreto della ricchezza dei territori è capitale sociale, ovvero fiducia. Il valore economico è dato dal BES (indicatori di benessere) più che dal PIL. In Italia abbiamo il problema della crescita di scala, pur avendo un elevato livello di innovazione. Il modello migliore è quello che attiva le energie e le risorse della società civile.

Nella seconda parte Becchetti ha presentato alcune buone prassi a livello nazionale promosse dalla piattaforma Next (www.nexteconomia.org).