Oggi, mercoledì 27, è indetta a Firenze, in piazza Ognissanti, una manifestazione intitolata “Insieme contro il razzismo”. Il manifesto che la convoca dice fra l’altro che “la propaganda basata sulla discriminazione razziale ed etnica sta danneggiando l’Italia e la sua reputazione. L’uso irresponsabile di messaggi che negano i diritti universali è entrato nel lessico istituzionale con effetti imprevedibili e mette a rischio il patrimonio costituzionale e democratico del paese”. Lo hanno firmato il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, e il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Hanno aderito in tanti, la Cgil nazionale, l’Arci, l’Anpi, l’Aned, decine di sindaci – anche il livornese Nogarin – e centinaia di persone singole. Da qualche tempo succede che le firme di adesione alle manifestazioni superino il numero effettivo dei manifestanti in carne e ossa: una deriva della virtualità contemporanea. Mi auguro che oggi non sia così. Il programma prevede che non ci sia una sfilata di personalità pubbliche bensì una raccolta di testimonianze: di italiani e di stranieri, che conoscano le virtù e le discriminazioni delle condizioni di lavoro e di vita della comunità umana cui apparteniamo. E ci sarà della musica. Si sono sentite voci dissonanti, alla vigilia di questa manifestazione.

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