I passi avanti del fine settimana milanese culminati con quella frase concordata al Colle: «Siamo pronti a riferire». E adesso, al termine di quello che si credeva sarebbe stato il giorno decisivo, il passo del gambero che fa tornare in primo piano i distinguo e le tattiche.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini concordano oggi soltanto su due punti: la richiesta di più tempo e il silenzio (ovvero il mancato accordo) sul nome del premier. Usando il tavolo sul contratto di governo come gigantesca foglia di fico per nascondere il buco nell’acqua tutto politico. E riaprendo tutte le ipotesi, compresa quella del ritorno al voto (come ha lasciato intendere il leghista Giancarlo Giorgetti), riportano il gioco del governo giallo-verde al punto di partenza.

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