Nelle scorse settimane Hans Küng ha compiuto novant’anni. Numerosissimi sono gli articoli dedicati a lui e comparsi in tutto il mondo. Anni fa – poco prima che terminasse il pontificato di Giovanni Paolo II – mi è capitato di intervistarlo. Questo è il dialogo. Che bene racconta la prospettiva con cui il teologo svizzero – otto volte dottore honoris causa, insignito del premio Karl Barth dall’Unione delle Chiese evangeliche di Germania –  ha interpretato il suo impegno a servizio della Chiesa.  L’intervista – riletta oggi – permette anche di vedere la forte “torsione” conciliare che papa Francesco sta imprimendo alla Chiesa. Nell’Evangelii Gaudium ha scritto che “il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale come l’apertura ad una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo”. Molte istanze richiamate da Küng sono state fatte proprie da questo pontificato e costituiscono, a mio avviso, una delle ragioni più profonde della contestazione che subisce.

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