Pubblichiamo l’omelia tenuta da mons. Gianfranco Bottoni durante le esequie di Angelo Levati.

«Mi scuso con tutti voi se in questo momento mi viene spontaneo rivolgermi direttamente ad Angelo. Sì, Angelo, ti sento così vivo in mezzo a noi da non riuscire a non parlarti. E sono certo che sia così per moltissimi dei presenti. Siamo in tanti a dirti che tutto quello che ci hai dato e che con te abbiamo condiviso, resta. Resta e vive tra noi il senso vero e profondo della tua presenza. La presenza tra i tuoi cari, nella tua Cernusco, nelle tue Acli milanesi e internazionali. Per decenni la tua presenza è stata così intensa e vivace, così appassionata e coinvolgente da renderci certi che la nostra memoria di te è una di quelle che non vengono meno. Come non viene meno la memoria di figure profetiche che tu hai ammirato e ascoltato. Quante! Da Primo Mazzolari e Lorenzo Milani a Davide Maria Turoldo, per fare solo tre nomi. E ancora: da Ernesto Balducci a Tonino Bello, per ricordare solo due tra le molte figure di grande spiritualità e intelligenza che sapevi condurci nelle numerose iniziative di formazione. Quelle che hai sempre promosso con lungimirante apertura di mente e di cuore. Al punto che, nell’esperienza di tanti tra noi, alla conoscenza di molti volti particolarmente significativi per la vita della chiesa e della società, resterà certamente legato il tuo nome di organizzatore e animatore di incontri, corsi, settimane estive, viaggi internazionali.

Viaggi. Quanti viaggi all’estero e incontri internazionali! In particolare, con i lavoratori in Germania, in Svizzera, in Belgio: ma non solo … Ricordo i tuoi scambi con cristiani della Chiesa russa, con giovani di Mosca, con esponenti democratici di ogni dove … Ti confido, Angelo, che nella tua persona mi ha sempre colpito il fatto che da una semplice condizione di vita operaia tu hai saputo far crescere intelligenza e sensibilità che non avevano nulla da invidiare a tanti intellettuali colti. Con molti di essi potevi rapportati con semplicità e pertinenza. Sempre attento a portare le loro competenze a servizio della crescita della coscienza popolare negli ambiti della vita ecclesiale e civile. Forse a volte con qualche possibile semplificazione che nasceva dal tuo entusiasmo pioneristico. Ma sempre costruttivo. Nel tuo amore per la Chiesa del Concilio e del rinnovamento evangelico. Nella tua laicità di cittadino impegnato nella difesa e nella promozione dei valori costituzionali. Lo so, Angelo, che tu non vuoi che si parli di te. Tu vorresti che io qui commentassi solo la parola di Dio. Quella che il tuo amato vescovo Carlo Maria Martini rimise “in principio” a tutto. Quella “parola ai piccoli” che la profonda spiritualità di Pio Parisi e la limpida testimonianza di Giovanni Bianchi donarono alle Acli come fondamento di ogni vera azione sociale e politica. Ma essi stessi fra poco ti diranno che tu, Angelo, sei stato uno di questi piccoli del vangelo che si sono lasciati condurre e custodire dalla parola di Dio. Al punto che nell’eucaristia di oggi è il Signore Gesù a lodare e benedire il “Padre, Signore del cielo e della terra, perché non ai dotti, ma ai piccoli” ha rivelato i segreti del Regno (cfr. Mt 11,25). E abbiamo letto proprio la pagina delle beatitudini evangeliche perché è quella che più si addice alla tua vita. La tua vita ne è stata una significativa esegesi.

Hai avuto molta “fame e sete della giustizia” e sei stato tra gli instancabili “operatori di pace”. Questi sono chiamati “figli di Dio”. Ti sei occupato dei “poveri”, degli ultimi e di “quelli che sono nel pianto”: insieme agli amici del tuo circolo intitolato alla memoria dell’indimenticabile Giordano Colombo e nel tuo generoso impegno civico a servizio di Cernusco. Hai conosciuto le beatitudini della mitezza e della misericordia anche di fronte agli inevitabili limiti umani delle persone, della comunità ecclesiale, delle esperienze associazionistica e amministrativa. Non hai però rinunciato a rilanciare con coraggio e franchezza quelli che ad altri apparivano sogni o utopie, ma che sono il sale della vita e il sostegno della speranza. E questo anche a costo di trovarti messo in disparte, tra i perdenti o gli incompresi. Ma anche con la forza dell’ultima beatitudine, quella riservata ai discepoli dell’evangelo, per la quale Gesù dice: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Nel nostro ultimo incontro, settimana scorsa in ospedale, abbiamo richiamato insieme alcuni dei sogni comuni e quanto di essi è stato comunque realizzato. Persino nel mancato sogno ecumenico della Casa Alpina di Motta. Lì infatti restano i ricordi di bellissime iniziative per la pace e di giornate dove tu e Stefania non mancavate di portare la gioia dell’incontro e dell’amicizia con tutti. E ora tra i “puri di cuore” tu ti appresti a vedere Dio, secondo la promessa evangelica. Stai entrando nel grande silenzio del sabato santo, nel giorno in cui si entra come Gesù depositato nel sepolcro, ma da cui lo Spirito del Risorto ci fa uscire. Già nell’oggi terreno. Tu grazie al ricordo vivo che ci lasci sei per noi come Lazzaro richiamato alla vita e reso commensale come lui nella cena di Betania. Ce ne parla il vangelo di queste due domeniche (la scorsa e la prossima).

Ma, ancor più che con noi nell’oggi, tu diventi commensale in cielo alla mensa del Signore. Lì potrai conversare con maestri e compagni da te amati. Lì con Martini potrai condividere l’intercessione che gli avevi affidato e che mi hai confidato. Da lì estenderai a tutti la benedizione che giovedì scorso noi due ci siamo reciprocamente scambiati: un grande dono, un grande dono per me. Grazie: grazie a te, Angelo. Grazie alla tua famiglia: a Stefania, Carlo, Andrea, Anna. Grazie alla tua parrocchia, ai presbiteri e al parroco don Luciano. Grazie ai tuoi tanti amici qui presenti … Ma i “grazie” da dire si riassumono nella grande preghiera di lode e benedizione che ora nella eucaristia il Signore Gesù, anche a nome tuo, rivolge all’unico Dio, Padre di tutti».

 Cernusco sul Naviglio, 21 marzo 2018