I programmi elettorali dei tre principali soggetti politici hanno forti accenti statalisti. Pd, Centro-destra e Movimento 5 Stelle aspirano a un governo forte. È quanto emerge da un dossier dell’Iref – Istituto ricerca e formazione delle Acli –, nel quale i programmi delle forze politiche sono analizzati attraverso dei quadrati semiotici che individuano la struttura sottostante alle proposte elettorali dei partiti tramite alcune dimensioni ricorrenti nel discorso elettorale.

Il punto di partenza dell’analisi attraverso il quadro semiotico è l’opposizione “divieto” Vs. “permesso”, questi due termini sono perfetti contrari e individuano la dimensione fondamentale di un programma politico: una cosa o è permessa o è vietata. Lo spazio che si viene a costruire congiungendo i due opposti (divieto e permesso) e i due contraddittori (incentivo e disincentivo) costituisce il quadrato semiotico elementare delle politiche 2018.

È abbastanza evidente che una forza politica che incentra la propria proposta su divieti e permessi abbia un’immagine forte del governo e preferisca agire per via normativa, legiferando su una molteplicità di ambiti: in questo caso, non è improprio parlare di Big Government, di governo “forte” che regola tutti gli ambiti della vita sociale ed economica.

All’opposto una forza politica che si fa portatrice di una proposta basata sulla combinazione tra incentivi e disincentivi è più interessata alle forme di auto-organizzazione sociale ed economica, si limita a suggerire delle direzioni, in una prospettiva più simile alla cosiddetta Big Society.

“Questa analisi  – afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli – ci dice quale direzione la politica sta prendendo dopo anni e anni in cui si è celebrato il mito della società civile. Il nuovo che avanza – chi più chi meno – fatica a “vedere” i soggetti sociali. Anche nella formazione delle liste elettorali – continua Rossini – ci pare che qualcosa di simile sia avvenuto, con la società ridotta a qualche simbolo da presentare. Va preso atto che se questa è la direzione – conclude il presidente delle Acli – allora va ridefinito il rapporto con un mondo vivace e forte che in Italia, per fortuna, esiste”.