Per i cittadini di Bamako l’inizio del 2018 ha l’odore acre dei lacrimogeni. In Mali gennaio è il mese delle manifestazioni non autorizzate. In un paese che si avvicina alle elezioni presidenziali (previste verso luglio-agosto), per esprimere il crescente malcontento verso una classe politica sorda e prepotente, ai giovani non resta che scendere in piazza.

Contro la Francia, che dopo cinque anni dai bombardamenti al nord non riesce a sradicare le forze jihadiste, ormai straripate al centro del paese e negli stati vicini. Contro la violenza coniugale sulle donne. Oppure contro la promessa elettorale del presidente – Ibrahim Boubacar Keita, che ora ambisce alla rielezione – di creare 200mila nuovi posti di lavoro. Il copione è sempre lo stesso: ingenti dispiegamenti di forze dell’ordine in assetto antisommossa, pioggia di lacrimogeni, cariche e arresti per disperdere i manifestanti. È successo il 10 gennaio davanti all’ambasciata francese, il 12 davanti al parlamento e il 13 davanti alla borsa del lavoro.

LEGGI TUTTO…