Costruttori di comunità

Ecco l’introduzione di Daniele Rocchetti, presidente delle ACLI:

“Le narrazioni sul nostro tempo insistono sul carattere sfilacciato dei legami, sulla fragilità delle reti sociali, sulla liquidità che pare ergersi contro ogni forma comunitaria posta sotto il senso della gratuità e che sembra favorire invece coloro che disgregano il tessuto umano. Spesso le analisi sottolineano il fatto che le persone, nel senso intero e luminoso del termine, dileguano, lasciando al loro posto individui impersonali, atomi sociali che entrano a comporre la massa inerte dei consenzienti al presente. Cittadini oramai ridotti al rango di consumatori o di telespettatori. Non è difficile rintracciare tracce di tutto questo. Ma un occhio attento sa scorgere anche molto altro. Il coraggio di chi r-esiste al tempo presente, la passione di chi non smette di immaginare e di lavorare per un mondo diverso, il respiro di tanti che si ostinano ad associarsi, a stabilire legami di cooperazione, ad adottare modi di agire capaci di suscitare nuova socialità. Siamo convinti che nell’epoca dei cocci, occorre credere e investire su chi nelle pratiche quotidiane cerca di riconnettere fili di fiducia, comincia a “pensare insieme”. Solidaria anche quest’anno vuole dare voce a questi costruttori di comunità. Comunità in cui la libertà dell’io è mobilitata per la costruzione comune, per l’interesse di tutti e non per la convenienza della propria tribù. Donne e uomini che con generosità si prendono cura del proprio territorio. Donne e uomini che raccolgono la sfida del presente e, contro la logica barbara che riduce le persone a numeri, cose, profitto, danno nome e volto a quelli che incontrano. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, prendono sulle loro spalle la fatica e la bellezza della costruzione di una comunità più inclusiva e più solidale. Un racconto della tradizione ebraica narra che esistono al mondo trentasei Giusti. Nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d’esserlo, ma quando il male sembra prevalere escono allo scoperto, prendono i destini del mondo sulle loro spalle e questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo. Finito tutto, hanno la capacità e l’umiltà di tornare alla vita normale, non raccontando nulla di quanto fatto, per un semplice motivo: ritengono d’aver fatto solo il proprio dovere di uomini, nulla di più e nulla di meno. Se la nostra terra bergamasca ha ancora il profilo netto di umanità è grazie a loro. A questi Giusti. Che, a ben guardare, da noi sono più di trentasei.”

L’agenda sarà disponibile presso la nostra sede a partire da metà novembre, e verrà distribuita con L’Eco di Bergamo a partire da fine novembre.

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