“Piccolo pazzo” o “Piccolo uomo-razzo” contro “Vecchio rimbambito americano mentalmente instabile”. Così oramai si chiamano reciprocamente il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il dittatore della Nord Corea, Kim Jong Un. Già questo dovrebbe forse far capire che la situazione è drammatica ma non è seria. L’escalation di insulti che accompagna, a volte anticipa e a volte segue, lo sfoggio di potenza bellica rende plasticamente la distanza tra la propaganda degli attori coinvolti e la realtà strategica e tattica di quell’angolo del Pacifico.

A meno che non ci si trovi alla vigilia di uno di quei momenti della Storia in cui ogni barlume di razionalità viene annichilito dalla follia di pochi uomini al comando – sembra improbabile e avrebbe dell’incredibile -, le possibilità di una guerra atomica tra Washington e Pyongyang stanno a zero. Anche le possibilità di un intervento militare americano mirato, di uno strike preventivo insomma, sono molto basse per non dire quasi inesistenti.

 

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