La deportazione di questi nostri fratelli equivale a una condanna a morte, come il dipartimento di Stato ha riconosciuto lo scorso anno. (…) Il loro arresto ha seminato confusione e rabbia nella nostra comunità». La lettera che Francis Kalabat, eparca di San Tommaso Apostolo a Detroit, ha inviato a Washington in risposta alla minacciata espulsione di 114 caldei iracheni della sua diocesi tradisce lo stupore della Chiesa del Michigan di fronte alle incursioni degli agenti dell’immigrazione in decine di case della regione. «E’ tutto molto strano e doloroso – spiega Kalabat – queste persone non si stavano nascondendo, ma sono state buttate giù dal letto all’alba di domenica dall’irruzione di uomini armati. Il mandato di arresto li definisce criminali, ma chi fra loro aveva commesso un reato l’ha già pagato e si era del tutto reintegrato in società».

 

 

 

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