di Daniele Rocchetti

Pierbattista Pizzaballa era, fino allo scorso anno Custode di Terra Santa. Ora è Amministratore Apostolico di Gerusalemme. Quando parla della Basilica del Santo Sepolcro – che più suggestivamente i cristiani d’Oriente chiamano dell’Anastasis, della Resurrezione –  usa spesso l’immagine del “condominio”. Mi ha raccontato infatti che, come Custode, ha dovuto quasi quotidianamente occuparsi di molte questioni concrete. Del resto, ci sono voluti 20 anni per discutere del restauro dei servizi igienici del Santo Sepolcro. Le discussioni erano sul fatto che ci dovesse essere o no il portacarta, come devono essere le porte. Sono faccende che sembrano da assemblea di condominio e non sono semplici. Per non parlare dei restauri e delle manutenzioni. Una fatica con, a volte, aspetti penosi. Appunto: da condominio.

D’altronde è l’esperienza di tanti pellegrini che restano sconcertati quando tocca loro, in particolare, il turno di ingresso nell’Edicola del Sepolcro. Un monaco ortodosso burbero regola il flusso. Raccoglie le offerte e sollecita, spesso in malo modo, a lasciare libero velocemente lo spazio nel cenotafio vero e proprio. È lì che un banco di marmo ricopre la roccia sulla quale è stato deposto il corpo di Cristo. Vengono in mente le parole che lo scrittore Luigi Santucci scrisse in seguito ad un pellegrinaggio compiuto con il cardinal Ravasi:

Il giovanissimo pope dalla rada barbetta che monta la sentinella nella camera del sepolcro di Cristo ha un impassibile viso d’angelo. Ma forse è tenuto a odiarmi per la mia faccia inequivocabilmente cattolica… Ho baciato il disco d’argento che segna il punto preciso dove era piantata la croce; ora accarezzo la lastra di marmo che copre lo spazio in cui fu deposto il corpo di Gesù, il frammento della pietra donde il Risorto balzò fuori, per tutti, nella vita.

Se oggi volesse rivisitare i suoi luoghi, dovrebbe anche Lui vedersela con le regole postcristiane. Farsi aprire la basilica da quelle due famiglie musulmane che da 700 anni ne detengono le chiavi e l’aprono solo dopo un complesso cerimoniale. E poi fare i conti col rito che è di turno. Penso prima di prender sonno che anche questo mio sdegno non è cristiano. Rivedo il pope adolescente dal viso d’angelo, a guardia del suo e del mio Signore. Penso che in fondo anche la gelosia, questo vampiro del cuore, è pure una forma d’amore. Quanti secoli ci vorranno perché quell’altro sano, universale amore di Lui (ecumenismo oggi lo chiamiamo…) piova dall’alto della croce e ci liberi dalle meschinità che tutti ci fanno arrossire?”.

Per questo la notizia dei giorni scorsi non può che rallegrare. Dopo dieci mesi di lavori ininterrotti ora è finalmente restaurata l’Edicola del Santo Sepolcro. Libera dalla brutta gabbia metallica che la circondava e sosteneva le sue pareti per evitare crolli dopo le lesioni provocate dal terremoto del 1927, ora si può vedere nella forma barocca ottomana voluta dai greci-ortodossi che, avendone la proprietà, la edificarono nel 1810. Le foto girate in rete mostrano marmi e rilievi tornati luminosi, ripuliti dalle incrostazioni di due secoli di fumi di candele e lampade a olio. Un evento da ricordare perché il restauro – assolutamente necessario per arginare il rischio di un collasso strutturale del sito – è stato voluto congiuntamente dalla chiesa greco-ortodossa, da quella armena e dalla Custodia di Terra Santa. E proprio i rappresentanti di queste tre Chiese hanno vissuto un intenso momento di preghiera che ha suggellato la fine dei lavori. Un elemento di particolare interesse l’ha introdotto il patriarca armeno Manoughian, cogliendo lo spirito ecumenico dell’evento.

Ha ricordato che la Chiesa copta, la siriaca e l’etiope godono già di alcuni privilegi dentro e intorno alla basilica del Santo Sepolcro. Cosa che non è per le comunità anglicana e luterana, pure presenti a Gerusalemme. Il patriarca ha chiesto al patriarca greco-ortodosso e al Custode di Terra Santa di considerare con lui la possibilità di concedere anche a queste cinque Chiese la possibilità di celebrare la divina liturgia dentro l’edicola del Santo Sepolcro una volta all’anno, subito dopo Pasqua. Eventualità fino ad oggi esclusa dal regime dello status quo che stabilisce i diritti delle varie comunità nella basilica del Santo Sepolcro, ma che il nuovo clima potrebbe forse rendere possibile.

Pierbattista Pizzaballa me l’ha ripetuto spesso: “Nei condomini si litiga, perché è normale che sia così. Ma si deve continuare a vivere insieme. Il nostro non è il migliore dei condomini, ma è sicuramente uno dei più affascinanti. E che ti insegna che nessuno ha il monopolio sulla persona di Gesù. Tutti cerchiamo, in modo diverso, di riconoscere in quell’evento il senso della nostra vita e della nostra storia.”

Fonte: www.santalessandro.org