Un numero piccolo piccolo, 1% di aumento dell’Iva dal 4 al 5%, rischia di far perdere il lavoro a mille persone. Il grido d’allarme è stato lanciato dalle cooperative sociali.

Le 1.740 operanti sul territorio lombardo, gran parte delle quali in settori cruciali dell’ambito sociale come le dipendenze, l’assistenza agli anziani e la disabilità, hanno deciso di far sentire, anche al di fuori delle sedi istituzionali, la loro voce.
Al centro della discussione ci sono il salasso da 10 milioni di euro a carico delle stesse coop causato dall’aumento dell’Iva dal 4 al 5 per cento deciso con la legge di Stabilità del 2016 e la contestuale cancellazione della possibilità di optare per il regime dell’esenzione. Non un dettaglio: nell’anno appena trascorso le cooperative hanno fatto fronte da sole ai costi correlati; in Bergamasca, dove ha sede il 10 per cento delle realtà lombarde, per un totale di circa 150 imprese di tale tipologia, la voce ha pesato, nei bilanci, per un milione di euro.

Non dovunque, tuttavia, è accaduto lo stesso: di fronte alla novità fiscale, infatti, altrove le Regioni si sono assunte direttamente l’onere della maggiorazione dell’Iva evitando così che quest’ultimo ricadesse sulle coop.
Una scelta analoga viene dunque sollecitata, ora, anche al Pirellone. «Il provvedimento del governo – spiega Omar Piazza, vicepresidente di Confcooperative Bergamo e numero due di Federsolidarietà Lombardia – è stato, in qualche modo, inevitabile: l’Italia, infatti, ha rischiato, nel 2015, di incorrere in una procedura d’infrazione dell’Unione europea per la gestione dell’Iva agevolata. L’applicazione del nuovo regime – aggiunge – è però risultata penalizzante, e anche discriminatoria».FONTE: www.ecodibergamo.it