di EUGENIO SCALFARI

Il primo segretario del Pd lancia l’ultimo appello all’unità: “La scissione sembra quella dell’atomo. Se si votasse ora non andremmo noi al governo”

Walter Veltroni ha fatto un discorso all’assemblea del partito e il discorso credo sia stato sentito da moltissima gente: ha cominciato ed ha concluso a favore dell’unità del partito guidato da Renzi.

Quali motivi hanno determinato questo rientro politicamente inatteso ma proprio per questo ancor più importante?
“Sì, ho deciso di andare nonostante fossero anni che non partecipavo più né alle assemblee né alla direzione perché mi sembrava il momento in cui chi aveva avuto i ruoli che io ho ricoperto nel corso della mia vita era giusto che ci fosse. Come tu hai ricordato la mia idea della politica è stata sempre quella dell’unità della sinistra (…).

A un certo punto mi sono dimesso dalla mia carica nel partito perché c’era il rischio che si creasse una situazione analoga a quella che si sta creando in questi giorni. Mi sono trovato cioè a fare una delle scelte più difficili della mia vita: se continuare a fare il lavoro che mi appassionava e nel partito al quale avevo dedicato molte energie oppure rinunciare alla mia carica ma, evitandone la divisione, salvare così il Partito democratico. Scelsi la seconda strada.

Forse allora avrei dovuto fare altro, avrei dovuto convocare un congresso, ma avevo paura che si sfasciasse ciò che ho sempre ritenuto l’esigenza essenziale della sinistra: avere un grande partito riformatore di massa, che poi è ciò contro cui ha sbattuto la storia della sinistra italiana, dividendoci, lacerandoci, facendo le scissioni, litigando, contrapponendoci. Non c’è mai stata la capacità e diciamo anche la volontà di costruire quell’idea di un partito riformatore che potesse essere maggioranza nel Paese. Lo abbiamo fatto con il Partito democratico, mi sembrava una cosa talmente grande da essere più grande del mio destino personale. Penso che in questo momento ci sia grandissimo bisogno di quel partito.

La scissione in corso mi sembra la scissione dell’atomo: ci sono già quattro partiti di sinistra. Se ci fossero le elezioni in questo momento, sulla base dei sondaggi di cui disponiamo, non verrebbe certo affidato l’incarico di formare un nuovo governo ad un esponente della sinistra. Sia il Movimento 5 Stelle sia la destra di Salvini, hanno più voti (specie se alleati tra loro) di quanti possa averne un esponente del centrosinistra e questo è il capolavoro che si è creato attraverso questa situazione che ha portato ad una lacerazione del Pd. Era la prima volta in Italia che si riusciva a costruire la convergenza delle strutture progressiste e democratiche e dovevamo conservarla. Tutti dovevamo conservarla, chi ha fatto la scissione e chi doveva fare molto di più per impedirlo. Questa è la mia opinione e per questo sono andato a parlare nell’assemblea del partito”. (…)

Varie volte si è chiesto che Renzi intraprendesse adesso la ricostruzione di un partito più adatto alle circostanze. Personalmente scrivendo su queste pagine l’ho chiamata la costruzione della Giovane Guardia e della Vecchia Guardia preparandosi alle elezioni del 2018 a legislatura terminata con il governo Gentiloni. Ma lui non ha risposto a queste domande né domenica scorsa all’assemblea né nei giorni successivi fino ad oggi. Stiamo quindi procedendo nel buio, che è quanto di peggio possa accadere.

“E poi, oltre alle ragioni da te esposte, ce n’è un’altra altrettanto importante: con quale legge elettorale si voterà? Noi dobbiamo dare garanzie attraverso il sistema elettorale che quando si svolgeranno le elezioni, il giorno dopo il vincitore governi questo Paese. Se i vincitori saranno Grillo e la Lega, l’Europa concluderà la sua corsa”.

FONTE: www.repubblica.it