Nel 2001 l’addio alle lire e l’avvento dell’euro. Oggi un chilo di pasta costa il 51% in più, il latte il 21%. Il record? Le fette biscottate. Sorpresa cd: costano la metà.

Cominciamo dai numeri: riempire la dispensa con generi di prima necessità costava, nel 2001, l’anno della nuova moneta europea, 63,94 euro. Oggi, per effetto del carovita calcolato sulla base del coefficiente annuale di rivalutazione dei prezzi elaborato dall’Istat (che, sempre per il 2001, è stato fissato in 1,276), la stessa spesa dovrebbe costare 81,57 euro. Alla prova dei fatti in un centro commerciale cittadino, tuttavia, l’esborso effettivo, per gli stessi beni, è di 87,84 euro: mediamente l’8% in più di quanto previsto dallo stesso Istituto nazionale.

Se, dunque, è vero che, come ha comunicato proprio l’Istat, il 2016 si è chiuso con un coefficiente negativo (-0,99, a causa del ribasso dei prezzi), un conteggio che corra a ritroso fino al 2001, conferma che i medesimi sono cresciuti, in realtà, più del carovita stimato. Con risultati anche sorprendenti: un chilogrammo di pasta, per esempio, ha fatto registrare, in 15 anni, un balzo in avanti del 51% oltre il limite fissato dal calcolo col coefficiente di 1,276 (54 centesimi, quasi 1.000 delle vecchie lire); il latte fresco del 21,4% (ben 30 centesimi in più); la passata di pomodoro in bottiglia addirittura del 69% anche se il picco lo raggiungono le fette biscottate con un rincaro del 167% (2,44 euro sopra la soglia Istat).

FONTE: www.ecodibergamo.it